Il nuovo corso di Giovanni Consolo

Restauro che Passione

L’arte, i segreti e le tecniche di restauro di un mobile antico

Mese 4

Introduzione

Ti presento il 4° mese del Corso “Restauro che Passione”

In questo quarto mese di video lezioni scoprirai come nasceva in passato il progetto di un mobile, quali problemi risolve l’ebanisteria applicata al restauro , ti darò informazioni dettagliate su come si attrezza e si arreda una bottega di restauro. Imparerai la ricetta della preparazione della colla da falegname, come ripristinare le guide di un cassetto usurate dal tempo, come ricostruire uno scarabattolo e un cassetto mancante applicando la tecnica della coda di rondine , come impiallacciare il fondo di un mobile, come riparare il pialaccio in un cassetto e in un fronte , come ricostruire un tenone e una mortasa ,come creare e incollare la lastronatura , come creare delle chiavi a farfalla di rinforzo , come riparare una fenditura in un mobile antico e infine come creare una cornice modanata.

Lezione #51

Introduzione al 4° mese

Ciao ragazzi e benvenuti a questo quarto mese di “Restauro che passione”. Prima di introdurre gli argomenti delle prossime video – lezioni , voglio raccontarvi  un aneddoto legato al mio apprendistato e al mio maestro. Egli mi ha arricchito con i suoi insegnamenti tecnici e teorici :  io lo guardavo e lo studiavo in tutti i suoi movimenti e atteggiamenti, per carpirne il sapere artirgianale . Spesso lo accompagnavo a visionare mobili antichi a casa di clienti. Ogni volta egli li osservava e quasi si estraniava; io, piccolo garzone, non lo interrompevo, rispettando quel momento per lui solenne. Ma un giorno, nel viaggio di ritorno, volli fargli delle domande: Come si imposta un restauro? Come si acquisiscono le competenze per affrontare una problematica sempre nuova, magari simile ma mai uguale? La sua risposta fu lungimirante quanto saggia: “Ci vuole tempo”. Gli chiesi:” Ma lei, quanto tempo ha impiegato per essere oggi tra i professionisti più ricercati e apprezzati nel suo settore?”. Mi rispose: “10 anni, ma ancora oggi imparo anche da te; ci vuole tempo, è questa la mentalità giusta, che le persone oggi sembrano dimenticare; ci vuole tempo per imparare, ci vuole tempo per sognare, ci vuole tempo per poter pensare, ci vuole tempo per poter studiare e per studiarsi, ci vuole tempo per avere tempo.

Lezione #52

Ebanisteria applicata al restauro

Cos’è l’ebanisteria? Per ebanisteria s’intende l’arte della costruzione del mobile, sovente arricchito da decorazioni, mosaici o disegni, ottenuti utilizzando solo ed esclusivamente il legno, in svariate qualità più o meno pregiate (non solo ebano, a discapito del nome). La figura dell’ebanista vede la luce nel Rinascimento: fino ad allora, i criteri di costruzione erano molto semplici e lineari e per realizzare i mobili veniva adoperato esclusivamente il legno massello.

Con l’avvento dell’utilizzo delle radiche e dei lastroni, il design applicato all’arredamento subì un’importante evoluzione e si incominciarono a inserire pannelli intarsiati, sculture, ornamenti e altro. Fu quindi necessario che il falegname facesse il salto di qualità, trasformandosi anche in ebanista.

Lezione #53

 Il tuo banco da lavoro 

L’ambiente di lavoro  che andrai a creare rispecchierà il tuo modo di essere e sarà il primo  biglietto da visita presentato  al cliente . Ci potrebbero essere  alcune limitazioni legate,  però ,allo spazio della tua  location e a fattori economici. L’elemento più importante della tua bottega  sarà il banco da lavoro: quindi è opportuno che l’area prescelta possa contenere  il banco ed offrire  , nello stesso tempo , abbastanza spazio per il mobile da restaurare. Una volta deciso dove posizionare il tuo  banco , dovrai  tenere presente alcuni fattori che nella disposizione di questo    risultano fondamentali per l’esecuzione  di un buon restauro : innanzitutto la luce; quella naturale è l’ideale, quindi, se  possibile, è meglio posizionarlo  sotto una finestra ed  inoltre è opportuno illuminarlo tramite  delle luci a neon .  Un altro consiglio che voglio darti è quello di dipingere i muri di bianco, in quanto questa tinta  farà riflettere meglio la luce qualunque  sia la fonte .

 

Lezione #54

Gli attrezzi del restauratore 

Pensare che possedere un’ attrezzatura di qualità e completa di ogni accessorio sia fondamentale per eseguire un lavoro a regola d’arte è giusto, ma non indispensabile, almeno in una fase iniziale di approccio ai rudimenti del mestiere. Di fatti, io credo che inizialmente sia sufficiente possedere anche una semplice
attrezzatura di base : l’importante è che questa venga usata con prudenza ,concentrazione e spirito creativo . Peraltro l’inesperienza nell’ uso di utensili professionali da parte di un neofita potrebbe portare
in breve a rovinarli, dovendo così costringerlo ad affrontare ulteriori spese per riassortire la sua
rastrelliera. Inoltre l’assortimento di un’ attrezzatura verrà completato pian piano nel tempo: determinati
attrezzi andrai ad acquistarli quando il loro uso si renderà necessario per portare avanti il progetto di restauro che stai seguendo . Quindi il consiglio che vi suggerisco è : fate le cose a piccoli passi, man mano
che acquisite commesse , esperienza e disponibilità economica. Eccoci arrivati al momento tanto atteso dai miei studenti , che spesso mi chiedono :-Giovanni, ma quali attrezzi ci suggerisci di acquistare ?- Come tu sai io ho una predilezione
per gli attrezzi manuali : nel tempo ne ho acquisito di ogni tipo, spesso trovandone qualcuno in giro per i mercatini dell’usato. Poggiati su questo banco puoi cominciare a vedere gli strumenti per la misurazione e la tracciatura :

Lezione #55

Scalpelli , sgorbie e pialle 

Ciao ragazzi , in questo video continuo con l’illustrazione dell’attrezzatura del restauratore ; ed oggi voglio parlarvi degli utensili da taglio e , nella fattispecie degli scalpelli delle sgorbie e delle pialle . Cominciamo dagli scalpelli , andando a vedere come si compongono : lo scalpello è costituito da due parti principali , vale a dire la lama ed il manico : il manico presenta spesso una ghiera apicale ( che serve a prevenire deformazioni prodotte dall’uso del mazzuolo, sebbene possa risultare fastidiosa quando lo scalpello viene spinto con la mano) , corpo del manico ( vale a dire la parte che si impugna fisicamente ) e la ghiera prossimale ( l’anello metallico che protegge la parte dove si inserisce la lama) ; la lama si divide in codolo ( che è la porzione ad occhio non visibile inserita nel manico ) e la lama ad angoli smussati che termina con il filo , che costituisce la parte tagliente dell’attrezzo . A mio parere una minima dotazione di base di scalpelli , prescindendo dal loro livello qualitativo, deve comprendere quelli di larghezza di lama di 8 , 12 , 16 e 20 mm , nonchè quella di almeno un bedano da 6 mm.

Lezione #56

Strumenti per tagliare il legno 

Continuiamo adesso con l’elenco degli attrezzi dell’aspirante restauratore e iniziamo a  a vedere quelli  che si utilizzano per tagliare il legno : cominciamo  dalla sega giapponese . Questo attrezzo  nasce in terra nipponica oltre 1500 anni fa. L’idea che sta alla base di questo tipo di utensile è la ricerca di un migliore risultato in fase di taglio e finitura del pezzo.La differenza più importante rispetto alle seghe nostrane-europee è che le seghe giapponesi tagliano a tiro invece che a spinta. Può sembrare una differenza da poco, invece comporta conseguenze importanti. Il taglio a spinta produce pressione sulla lama, che deve quindi essere abbastanza spessa per non piegarsi durante il taglio, cosa che renderebbe inutilizzabile la sega; le lame delle seghe giapponesi inevece, con il taglio a tiro possono essere fatte di lamine d’acciaio molto più sottili, perché durante la fase di taglio vengono tenute in tensione dall’operatore. Questo riduce di molto la forza necessaria per il taglio e migliora considerevolmente la finitura del pezzo appena tagliato. In questo modo inoltre il manico della sega, lungo e dritto, può essere impugnato con minor forza, permettendo un maggiore controllo e precisione nel taglio.

Lezione #57

Strumenti del restauratore 

Ciao ragazzi , inizia una nuova lezione dedicata al l’illustrazione degli attrezzi del restauratore : continuiamo con altri tipologie di attrezzi indispensabili nel restauro, vale a dire il seghetto per il ferro , quello da traforo ,la sega circolare e a nastro , la fresatrice e l’igrometro , il trapano elettrico e l’avvitatore , il trapano a girobacchino e succhielli . Parliamo  adesso al seghetto da traforo : questo è uno strumento che ha origini antichissime e si adopera in falegnameria sin dal periodo gotico . Nel lavoro di restauro viene soprattutto impiegato per la creazione di porzioni di intarsi mancanti. Quella del traforo è una tecnica che   prevede spesso di realizzare tagli chiusi su se stessi, per cui è continuamente necessario inserire la lama in un campo di taglio senza danneggiare quello che sta intorno. Per far questo  si realizzano piccoli fori  da 2-3 mm di diametro, con un semplice trapanino a vite con la punta a lancia (quello originale del traforo) o un semplice chiodo da 4 cm( con la testa tagliata )  montato nel mandrino dell’avvitatore elettrico .

Lezione #58

Strumenti del restauratore 

Ciao ragazzi benvenuti in questa nuova lezione di “Restauro che Passione “ Oggi continuerò con l’illustrarti l’attrezzatura di base per il lavoro di restauro; e inizio a parlarti dei cacciaviti ,proseguirò mostrandoti le raspe , le lime , la pinza , la tenaglia e il levachiodi .Fermo restando che dovrai attenerti solo all’uso  delle viti tradizionali a taglio , tralasciando categorigamente l’impiego di qualsiasi altra tipologia , poichè quest’ultima non rientrerebbe nel novero della ferramenta   dei manufatti antichi, è però necessario che , accanto ad una serie di cacciaviti a taglio , tu ti fornisca anche di un paio di  quelli a stella ; questo perchè , non di rado , purtroppo , ci si imbatte in questa tipologia di viti moderne , per cui occorre smontarle , sostituendole con quelle a taglio, possibilmente antiche. Come puoi vedere , appoggiati su questo banco , ci sono i cacciaviti di più comune uso nel restauro.   Innanzitutto voglio dirti che bisogna utilizzare sempre l’attrezzo di grandezza proporzionata  alla testa della vite su cui si intende operare : questo perché , per esempio , l’uso di un cacciavite troppo piccolo rispetto al taglio della vite  potrebbe causarne la deformazione e , di contro , adoperandone  uno troppo grande si  rischierebbe di danneggiare il legno circostante .

Lezione #59

Altri strumenti del restauratore 

Si conclude l’illustrazione degli strumenti del restauratore , in questa video lezione ti parlerò dei cavalletti, del tornio , della mola elettrica ,della pietra ad olio , della piastra elettrica ,del ferro da stiro , della pistola termica , della lampada portatile , del bidone aspiratutto ,del compressore , dello scaldacolla ,dei martelli , del mazzuolo, del martello da impiallacciatura , delle spatole , delle spazzole , della bilancia , dell’estintore e infine della cassetta di primo soccorso. Inizio dai cavalletti e ti faccio una domanda : dove appoggio questo sportello ? Dove appoggio questa cassa ? E questo piano di coperta , dove lo lavoro?  In ogni laboratorio di restauro è indispensabile la presenza di due cavalletti , che permettano di posizionare un mobile o parti di un mobile in una posizione ottimale per l’intervento . I cavalletti possono essere di legno o di metallo. Sono pieghevoli, fissi o regolabili, e possono sorreggere piani di lavoro o fungere da cavalletti per tavoli o scrivanie .  Un tempo frutto dell’assemblaggio di quattro o cinque pezzi di tavole o tubi o ferri saldati, il cavalletto era l’insostituibile assistente del tuttofare e del falegname  perché utilizzato come piattaforma con qualche listello. 

 

Lezione #60

I morsetti 

Ciao ragazzi , in questo video di “Restauro che Passione”  voglio parlarvi di una dotazione assolutamente necessaria per coloro che lavorano il legno : mi riferisco a quella riguardante i morsetti . Il morsetto è normalmente realizzato in metallo , ferro o alluminio , e si compone di un’asta che può essere di diversa lunghezza, terminante con una ganascia sporgente. Dall’altro lato è presente uno spingente, ovvero un sistema di serraggio che può essere a molla, a vite, a eccentrico o a scorrimento sull’asta, e che a sua volta termina con una ganascia. Quelli che io uso abitualmente e di cui puoi vedere un campionario poggiato su questo tavolo , appartengono al modello più tradizionale , vale a dire quello col serraggio a vite .

Il pezzo o i pezzi da serrare vengono posti tra la ganascia fissa e quella dello spingente, il quale spinge il legno  stringendolo tra le ganasce. Un utilizzo tipico è quello di tenere provvisoriamente compressi uno contro l’altro due pezzi che si devono incollare o avvitare.

Lezione #61

Le colle : ricette e prodotti 

Ciao  ragazzi, oggi voglio parlarvi di due prodotti  che spesso si utilizzano  nel restauro: la colla da falegname e la colla Titebond Liquid Hide Glue. Menzionando per primo la colla da falegname ricordo che da ragazzino il mio maestro  mi dava in mano  una bacchettina di legno per  mescolare la colla in fase  di preparazione . Io, nel frattempo che ero impegnato in questo compito , lo osservavo : vederlo all’opera  con tutto quell’ entusiasmo  mi incantava,  per cui è inevitabile che ogni volta che la preparo ritorno ragazzino.   La colla perle si trova nelle ferramenta più fornite  ed è venduta in confezioni da 1 kg, sotto forma di piccole perline dal colore ambrato. La stessa è conosciuta anche come colla garavella, colla animale, colla da falegname, colla a caldo o colla cervione; è tradizionalmente la colla per legno utilizzata dai falegnami e le sue origini risalgono a parecchi secoli fa, quando gli artigiani dell’epoca iniziarono l’impiego di adesivi per l’unione di giunti e lastroni oltre al semplice uso di chiodi e incastri.
La colla a caldo fu praticamente l’unica usata fino agli anni 30, quando entrarono in commercio le colle sintetiche o viniliche. Per la sua preparazione segui il mio procedimento che si sviluppa in 3 step:

Lezione #62

Come riparare le guide dei  cassetti

Ciao ragazzi e benvenuti in questo nuovo video di “ Restauro che Passione “. Oggi trattiamo un argomento davvero scottante in materia di restauro del mobile antico : come si riparano  a regola d’arte le guide dei cassetti di un mobile antico? E quale metodo d’intervento bisogna usare ? Lo scoprirai in questo video! Quindi  inizio  ad illustrarti il processo  di intervento di ebanisteria applicata al restauro della mia  chiffonier in lavorazione e di quest’altro mobile che si trova in bottega da me e del quale mi hanno commissionato il restauro: tutti  e due hanno il problema dell’usura delle guide di scorrimento dei cassetti , ma il metodo d’intervento sara diverso perchè ,     come ti ho già detto più volte, il restauro è frutto delle  scelte operative  fatte dal professionista , comunque legate ad un criterio basato su un metodo.  Molti falegnami restauratori, od hobbisti scriteriati , come ti ho accennato in precedenza, hanno la tendenza, in questi casi, “per guadagnare tempo “, a staccare le guide, non curandosi minimamente dei danni che si possono arrecare al manufatto se tale procedura viene maldestramente effettuata; è questo il caso in cui si possono smarrire i chiodi forgiati a mano o parti di legno originali: quando si sostituiscono per comodità le guide coeve, creandone di completamente nuove.

Lezione #63

Come ricostruire uno scarabattolo interno 

Ciao ragazzi, benvenuti a questo nuovo video di “ Restauro che passione” ; in questo e nei prossimi video vedrai come si  costruisce   lo scarabattolo interno della  chiffonier . Per prima cosa mi occupo della scelta del materiale : ho  recuperato delle vecchie  tavole  di abete  che mi consentiranno di eseguire  un ‘integrazione patinata e , di conseguenza, più adeguata . Se anche tu ti trovi di fronte alla necessità di  dover ricostruire  un modulo interno come questo , la modalità operativa a cui ti devi attenere  è la seguente, e si sviluppa in 4 step

STEP N° 1

Vai a rivedere il progetto di restauro del tuo mobile e fai un disegno aggiuntivo : riprendi in il  quaderno degli appunti e disegna lo scarabattolo; ovviamente il progetto dello stesso deve essere in linea con l’analisi del mobile e deve contenere   tutte le misure dei diversi componenti ( naturalmente anche le proporzioni del nuovo elemento debbono essere rapportate  a quelle del manufatto) : nel mio caso, avendo fatto delle ricerche in merito a mobili dello stesso genere   di questo stile ed epoca, voglio realizzare uno scarabattolo che comprenda  tre cassetti e un piano d’appoggio.

Lezione #64

Come ricostruire dei cassetti con le ” code di rondine”

Creazione pioli passanti per le code di rondine.

Adesso andiamo al pratico e realizziamo insieme l’incastro  a coda di rondine passante per  unire gli elementi che ho preparato per costruire i nostri cassetti dello scarabattolo . Ti consiglio di scaricare il pdf  di questo video in modo da poter avere sempre sott’occhio la procedura che sto per illustrarti e che si sviluppa  in 17 step. Per eseguire questa fase lavorativa, munisciti di  falsa squadra , matita, righello, carta vetrata , graffietto, sarracco , due morsette , squadra , mazzuolo ,cutter , bedano e  scalpello.

STEP N° 1

Comincia col regolare la falsa squadra alla giusta inclinazione : su di una tavola traccia, con l’aiuto di una squadra, due linee perpendicolari alla base distanziate di un centimetro ; segna la distanza dalla base a 5 e 8 cm ; appoggia la base della falsa squadra al bordo della tavola e regola l’apertura facendola coincidere con la diagonale che parte dall’inizio di una delle due linee e va a finire all’intersezione con la linea che misura i 5 cm . Nel mio caso  il rapporto di regolazione della falsa squadra è di 1 a 5 perchè utilizzo un legno tenero , sarebbe stato di 1 a 8 qualora avessi adoperato legno duro .  

 

Lezione #65

Come applicare l’impiallacciatura su grandi superfici 

Non serve quasi mai applicare un nuovo piallaccio nella maggior parte del restauro di mobili antichi , ma in alcuni casi , come grossi incendi , o danni causati dall’acqua, o in mancanza di grandi porzioni di piallaccio , o come nel caso della nostra Chiffonier in restauro che necessita di diversi   elementi mancanti , questo potrebbe essere necessario e deve  quindi concretizzarsi utilizzando strumenti e materiali identici a quelli degli ebanisti di 200 anni fa.

Inizio il processo di rivestimento dello scarabattolo con la scelta del piallaccio: come puoi vedere ho selezionato del piallaccio patinato in noce nazionale ,in modo da attenermi il più possibile  alla tonalità cromatica originale. Una volta  misurato, l’ho messo a bagno in una tinozza per una ventina di minuti, in modo da ammorbidire le fibre e facilitare la messa in posa   e quindi prevenire fratture del piallaccio e , infine ,  l’ho pressato con  dei morsetti tra due tavole di legno (tale operazione farà in  modo che , una volta asciutti  , i fogli di piallaccio si presenteranno perfettamente stirati ). Adesso entriamo nel vivo dell’azione e ti illustro  il procedimento  da me utilizzato e  che si sviluppa in 7 step , in modo che se anche tu ti dovessi trovare di fronte alla necessità di riampiallacciare una superfice ex- novo , saprai come operare.

STEP N° 1

Per prima cosa , prepara  il legno di base riempendo buchi o dentellature con dello stucco per legno ( vedremo nei video successivi come si compone) . Se non vengono riempiti ,  questi saranno causa di antiestetici avvallamenti sull’impiallacciatura.

Lezione #66

Come ricostruire uno schienale di un mobile 

Una degli aspetti che caratterizza  un restauratore abile e cosciente, rispetto ad  uno che è solito eseguire  lavori alla carlona,   è senz’altro quello di  avere fiuto…mi spiego meglio: deve essere un cacciatore ! Sì , deve avere quella capacità intuitiva che   lo porta alla continua ricerca  di materiale ligneo d’epoca , come  lastronatura , piallaccio , massello o altro  , che può o potrà servire. Peraltro lo stesso avrà la cura e l’accortezza di conservare il  materiale  in modo corretto,  organizzando  la bottega e disponendolo  in modo da essere facilmente reperibile nel momento del bisogno . Anni fa, mentre visitavo  un mercatino dell’antiquariato , girando tra gli stend ,la mia attenzione si posò su  questi due pannelli in abete nobilitati in noce . Chiesi al commerciante come mai questi singoli pannelli fossero in vendita e  mi rispose che facevano parte di  un armadio che lui  aveva venduto  ad una sua cliente, la quale dovendolo trasformare in vetrina, non era interessata alle sue bugne originali . Non avevo idea a cosa mi potessero servire nell’immediato,  ma avendole esaminate e notato una bellissima venatura del piallaccio di noce e spinto dalla voglia di acquisire materiale ,gli domandai : “Quanto costano?” Mi rispose: “ Cinquantamila lire e sono  sue .” Li caricai nel furgone e li portai in bottega . Li ho conservati per diversi anni ed oggi è giunto il momento di utilizzarli: difatti il retro della mia chiffonier è mancante e questi due pannelli sono perfetti per effettuare il reintegro , in quanto corrispondono esattamente al legno di costruzione interno del manufatto e peraltro , essendo  nobilitati in noce, fanno fede  all’ originale  visibile come fondo nello scarabattolo dello chiffonier. Questa scelta mi consentirà di evitare l’uso di legno nuovo, per cui  non patinato e non stagionato , con tutte le conseguenze estetiche e strutturali che questo avrebbe comportato ! Avete capito perchè dovete diventare dei cacciatori??? Fatta questa premessa , se anche tu ti trovi di fronte  ad una problematica simile a quella che presenta il mio mobile, segui il mio metodo che si sviluppa in 5 step

STEP N° 1

La prima cosa che dovrai fare  è  la scelta del legno , che deve corrispondere all’essenza di costruzione delle parti interne del tuo mobile . Analizza la sede, che  nel mio caso è costituita  da queste due scanalature  ma , la quale sede dello schienale , potrebbe differire come tipologia a seconda dell’epoca e della provenienza dal tuo manufatto . 

Lezione #67

Come cannibalizzare un piallaccio antico 

Ciao ragazzi , oggi voglio svelarvi uno di quei segreti che nessun artigiano   svela volentieri . Sapete come la penso rispetto alla condivisione delle informazioni per cui , e a maggior ragione per voi che siete i miei studenti ,oggi voglio trasmettervi questa chicca conoscitiva ,che se la attuerete nei vostri restauri , vi farà fare un salto di qualità notevolissimo  nello svolgimento di un progetto.   Trovandomi al cospetto di un  fronte del mobile (  e mi riferisco a quello che ingloba  i cassetti, le traverse e la mantovana sottostante)  che è privo di diverse porzioni di piallaccio ,opto  per la scelta di cannibalizzare parti di questo per averne la disponibilità di originale ,con cui integrare le parti mancanti. Quindi ,per integrare le zone del fronte, secondo il mio  punto di vista, è opportuno effettuare  un recupero delle esigue porzioni di piallaccio originale applicato nella mantovana laterale inferiore destra     e nella base della lasena. Questo  procedimento,       giustificato  dalla tipologia di  restauro , che è quella di “ripristino”,   ha il vantaggio di utilizzare il piallaccio originale, quindi  con lo stesso grado di patinatura di  quello che riveste  le parti frontali del manufatto che, per la posizione che ricoprono , sono per questo più in vista.  Se anche tu ti trovi di fronte ad una operazione simile segui il mio metodo che si sviluppa in 3 step

STEP N° 1

Inumidisci per bene un panno di cotone quadrato della misura di circa 40 cm per lato  e , dopo averlo  piegato due volte ,  adagialo  sulla porzione di piallaccio che intendi staccare e  appoggia  il ferro da stiro tarato alla massima temperatura di servizio  ( circa 200°). Il vapore che si sprigionerà dalla pezza andrà ad ammorbidire la colla animale sottostante e , con l’ausilio di una stecca di metallo di media grandezza , sarà abbastanza facile scalzare  il piallaccio dalla sede originale.

Lezione #68

Come reincollare il piallaccio in un cassetto 

In questo nuovo video imparerai come reintegrare  parti di piallaccio mancanti in un manufatto , utilizzando materiale cannibalizzato come già illustrato nella precedente lezione .   Dopo aver acceso la piastra per sciogliere la colla  proseguo, quindi, predisponendo due cavalletti ad un’ altezza adeguata su cui poggio il fronte del cassetto,  che assicuro per mezzo di due morsetti . Come sempre preparo l’occorrente prima di effettuare l’operazione: di cosa ho bisogno?

Colla da falegname, carta trasparente , lama di precisione, pennello , carta di giornale, cartoncino, forbici, matita, martello per impiallacciare, n° 6 tappi di legno, n° 3 morsetti, nastro di carta , straccio di cotone , taglierino , scalpello, carta vetrata grana 80 .

Se anche tu devi reintegrare delle porzioni di piallaccio sul tuo mobile antico ,segui il mio metodo che si sviluppa in 4 step :

 

STEP N° 1

Inizia con riportare sulla carta trasparente il profilo di uno dei pezzi mancanti di piallaccio . Fatto ciò ,ritaglia la sagoma ottenuta e  riportala , usando della carta carbone , su di un pezzo di cartoncino bianco. Adesso ammorbidisci le linee della sagoma , conferendo loro un andamento curvilineo e mai spigoloso : questo perchè la giunzione di due linee curve è molto meno visibile di quella netta di due dritte.

Lezione #69

Come ricostruire tenone e mortasa fatta a mano 

A questo punto  arriviamo ad un’altra fase di  cruciale importanza nel concetto di falegnameria applicata al restauro : mi riferisco alla creazione della giunzione degli elementi del telaio che , in questo caso , per attenermi ai criteri costruttivi dell’epoca del manufatto , sarà quella cosiddetta a “tenone e mortasa aperta ”.  Quindi ,  debbo creare un incastro di collegamento tra gli elementi e , per quanto riguarda questo argomento ,voglio farti una premessa : ci sono diverse  tipologie di  incastri a mortasa e tenone perchè ,  in ogni progetto , sia esso una cornice , un assemblaggio di gambe o scatole di legno , le necessità cambiano e, di conseguenza , gli incastri vengono modificati per adeguarli alle diverse  esigenze . Altri fattori condizioneranno,per esempio ,  la scelta degli spallamenti per dare stabilità agli incastri e a tutto il progetto , o imporranno rinforzi per reggere alle sollecitazione. Anche qui entra in gioco il lavoro di ricerca ed analisi che un restauratore cosciente e sagace deve fare per individuare  il  tipo di incastro che veniva utilizzato , al tempo, in mobili di queste caratteristiche stilistiche. In base alle mie ricerche ho deciso di riprodurre un incastro a mortasa aperta : si tratta di un modello di tenone passante che si incastra in una mortasa aperta, appunto ,per cui   il tenone attraversa tutta la mortasa  uscendo dalla parte opposta. Gli spallamenti che sono ricavati sul tenone hanno molteplici funzioni : aumentano la rigidità dell’incastro ,dando stabilità alla struttura: difatti lo stesso è fornito di due spallamenti frontali che sono perfettamente complementari rispetto con una mortasa aperta. Se nel processo del tuo mobile in restauro si pone la necessità di dover ricostruire un tenone e una mortasa , lo puoi fare a mano seguendo il mio metodo in 10 step.  

STEP N° 1

Appoggia sul banco uno degli elementi che compongono lo sportello , vale a dire una delle due traverse su cui devi creare i tenoni : prendi la squadretta e appoggia il lato corto sul filo della traversa alla distanza uguale alla larghezza degli elementi del tuo telaio ,questo perchè il tenone deve essere completamente passante : nel mio caso questa  lunghezza  è di 7 cm; traccia , col punteruolo una linea perpendicolare e ripeti l’operazione per tutte e quattro le facce del listello .

STEP N° 2

Regola la punta di un graffietto ad una misura leggermente inferiore ai 6 mm .Traccia una linea per tutta la lunghezza del tenone , ripetendo l’operazione dall’altro lato e sul legno di testa .

Lezione #70

Come creare la lastronatura 

A questo punto , avendo l’intelaiatura pronta , passo a lastronarla . Devo farti una premessa : io , per nobilitare i miei sportelli , realizzerò una lastronatura che ricaverò da vecchio legno di noce in mio possesso ; questo perchè l’utilizzo di un’ essenza già patinata e sicuramente stagionata , mi aiuterà nell’ottenere un aspetto cromatico finale più soddisfacente rispetto a quello che avrei avuto utilizzandone una  nuova appena comprata. Se anche tu , per la realizzazione del tuo progetto di restauro , hai bisogno di realizzare della lastronatura ,devi utilizzare una sega a nastro per poter tranciare  del legno massello dello spessore  congruo rispetto a quello della lastronatura    originale del tuo mobile .  Nel caso tu non abbia la disponibilità di legno patinato , puoi sempre ricorrere ai rivenditori di legname , naturalmente acquistando lastronatura della medesima essenza del tuo mobile in restauro. Nel caso tu come me disponga del legno e dell’attrezzatura adatta , segui il mio metodo che si sviluppa in 6  step.

STEP N° 1

Analizza il legname  in tuo possesso : scarta i pezzi troppo tarlati , quelli con vistose crepe e quelli che presentano macchie troppo vistose , come possono essere quelle , per esempio , d’ inchiostro . Per poter realizzare la lastronatura, è necessario che almeno due  facce della tua tavola siano perfettamente dritte , per poter sfruttare l’azione della guida della sega , senza l’ausilio della quale è impossibile ottenere fogli di lastronatura accettabili .

STEP N° 2

Una volta verificato , con un regolo professionale  , che i suddetti due lati della tavola siano dritti , puoi procedere alla tranciatura .

Lezione #71

Come incollare la lastronatura 

A questo punto, per quello che mi riguarda , io sono pronto per procedere alla messa in posa della lastronatura : se anche tu devi nobilitare una superfice lignea con della lastronatura segui il mio metodo in 6 step .

In questo video impari come mettere in posa della lastronatura : se anche tu devi nobilitare una superfice lignea con della lastronatura segui il mio metodo in 6 step .

 

 

STEP N° 1

Prepara la tua superfice all’incollaggio della lastronatura : per mezzo del pialletto a denti rendi ruvide le facce da nobilitare ; la creazione di queste piccole striature consentirà un migliore aggrappaggio del collante . 

STEP N° 2

Sciogli la colla da falegname e preleva dal pentolino  il quantitativo necessario per la creazione della cosiddetta “ acquetta di colla “ e diluiscilo in rapporto 1 : 4 ; questo composto , una volta spennellato sulla superfice che dovrai lastronare , farà sì che questa sia meglio predisposta all’incollaggio e , nello stesso tempo , ti consentirà l’utilizzo di un collante un po’ più diluito , e questo agevolerà l’operazione di stesura .

Lezione #72

Come impiallacciare profili curvi 

Continuo nella creazione dei miei sportelli e vado a rifilare la lastronatura in eccesso : colloco uno dei quattro elementi verticali nella morsa del mio banco e procedo alla piallatura, fino ad incontrare il legno del supporto . Ripeto l’operazione per gli altri tre elementi e passo a quelli nobilitati con le venature della lastronatura in senso perpendicolare rispetto al supporto . Questa volta , anzichè il pialletto , uso  una raspa dolce per eliminare l’eccedenza , poichè mi trovo a lavorare un legno cosiddetto “ di testa “ , per cui l’azione della lama potrebbe causare sbeccamenti ; nel posizionare il pezzo nella morsa , ho l’accortezza di farlo in modo che mi si presenti davanti la lastronatura , dato che l’attrezzo deve sempre lavorare dalla faccia esterna verso l’interno. Ripeto l’operazione per gli altri tre pezzi e , una volta finito , passo  a tracciare il movimento interno degli elementi : appoggio il modello di cartoncino precedentemente preparato su uno di questi  e ne riporto il profilo ; dopo aver tracciato i profili di tutti gli otto elementi , vado a realizzare la sede che ospiterà lo specchio  . Finita questa fase della lavorazione taglio con la sega a nastro lungo la tracciatura per creare il movimento interno . A questo punto passo a impiallacciare i bordi interni che, come vedi, sono smerlati :se anche tu devi impiallacciare dei profili curvi, segui il mio metodo in 5 step :

STEP N ° 1

Realizza una controsagoma che ti permetta di poter stringere con i morsetti il piallaccio e, per far questo , riporta il profilo della parte che intendi rivestire su di un supporto ligneo di grandezza adeguata e taglia con la sega a nastro o con il seghetto alternativo lungo il segno tracciato . Il risultato dovrà essere una sagoma perfettamente corrispondente al supporto che devi impiallacciare .

STEP N° 2

Prepara il fondo rendendo ruvida la superfice curva da impiallacciare con qualche passata di carta vetrata grana 60,  spennellala con l’acquetta di  colla e attendi 24 ore.

Lezione #73

Come fare delle chiavi a farfalla 

Le chiavi a farfalla sono blocchi di legno a forma di doppia coda di rondine e si inseriscono trasversalmente nelle fenditure in modo da evitare che si allarghino di nuovo. Debbono essere realizzate in legno dolce, in modo che la loro flessibilità diminuisca la probabilità di eventuali lesioni della stessa e la loro dimensione e quantità dipendono dalla estensione della spaccatura e dallo spessore del legno . Nel  caso una fenditura non debba essere chiusa perchè nel manufatto si decide di effettuare un restauro conservativo, le chiavi rinsalderanno la superfice nella posizione attuale .  Se la fenditura viceversa deve essere incollata e bloccata con i morsetti, le chiavi serviranno a rinforzare la giunzione . Questo procedimento ti è stato mostrato in maniera solo dimostrativa nella video – lezione n° 13, ma oggi voglio che tu impari a farlo da solo, seguendo il mio metodo che si articola in 9 step:

STEP N° 1

Per prima cosa traccia su di un modello di cartone il profilo di una  chiave a farfalla dimensionata al tuo progetto di restauro. Ritaglia il cartoncino  .

STEP N° 2

Segna tutte le chiavi che ti necessitano su di un pezzo di legno dolce e tagliale con una sega da tenoni . Il modello della chiave devi posizionarlo con la linea della vita perpendicolare alle venature .

 

 

STEP N° 3

Appoggia una chiave a farfalla a circa 13 cm dal bordo del tuo piano , con la vita della chiave che corrisponda alla linea della  spaccatura . Continua segnando la posizione della chiave con un taglierino .

Lezione #74

Come riparare una fenditura in un mobile 

Eccoci arrivati al secondo esempio di fenditura, in questo caso non smontabile; difatti la cassa nuziale in restauro  presenta  una fenditura sul piano di coperta che si definisce non smontabile ;non perchè in realtà non sia possibile smontare il coperchio, in quanto  basterebbe rimuovere  le cornici e le cerniere , per cui  le tavole che compongono il piano  si potrebbero incollare per mezzo di morsetti ,  ma in quanto conviene  intervenire con la  tecnica di chiusura di fenditure non smontabili, per evitare che la larghezza  del piano di coperta si  rimpicciolisca, e di conseguenza non  si incastri perfettamente con la sede originale. Le fenditure possono essere lineari, come in questo caso, ma  anche presentare un movimento irregolare ; possono anche, in alcuni casi, non attraversare interamente la lunghezza delle due assi e interrompersi prima . Se anche tu nel tuo progetto di restauro registri una fenditura di tipo “ non smontabile”, segui il mio metodo di intervento che si sviluppa in 6 step:

STEP N° 1

Ripulisci la fenditura da sporco e polvere con l’ausilio di un sarracco giapponese , e ripassa la fenditura con della carta vetrata grana 80.

STEP N° 2

Rimuovi e aspira lo sporco indesiderato ,aiutandoti con il compressore e un bidone aspiratutto.

STEP N° 3

Con l’ausilio di un calibro misura la larghezza interna della fenditura e con il metro la lunghezza . Seleziona una tavola di legno della stessa essenza del tuo mobile ,traccia  con una matita una linea di taglio che ti consenta di ottenere una sverza qualche millimetro più larga della fenditura . Tagliala con l’ausilio di un seghetto alternativo o di una sega a nastro .

Lezione #75

Come ricostruire una modanatura 

Adesso voglio illustrarti  il procedimento che dovrai utilizzare nel caso che   anche  tu debba creare una modanatura, e  per prima cosa voglio metterti al corrente di un piccolo escamotage che, personalmente, uso in casi come questo : avendo ,come in quello  della chiffonier, a disposizione  una modanatura laterale , e mancando del tutto il resto , ad eccezzione della cornice frontale , scelgo di cannibalizzare  la laterale  per realizzare le piccole sezioni  frontali ,in modo da avere un armonico  equilibrio visivo cromatico a lavoro ultimato . Va da se che dovrò ricostruire le due sezioni laterali . Se anche tu devi realizzare una modanatura mancante segui il mio metodo che si suddivide in 5 step . 

 

STEP N° 1

Procurati o acquista un tavolone  della stessa essenza del tuo mobile in restauro; io l’ho reperito , per le mie necessità , naturalmente  di noce. Taglia il blocco di legno ad una lunghezza adeguata alle tue necessità e ad  una larghezza tale che possa permetterti di assicurarlo facilmente in una morsa .

STEP N° 2

Ricopia il profilo della modanatura originale e crea un modello di compensato o di cartoncino rigido che ti permetterà,una volta tagliato , di riportarlo   su entrambi il lati dei bordi del blocco di legno.

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